Una potente critica alla democrazia

Autore: Gustavo Zagrebelsky
136 pagine, € 10,00, Ed. Einaudi, 2007

   La maggioranza ha sempre ragione?

   Ne "Il «Crucifige!» e la democrazia" Gustavo Zagrebelsky ci mostra a partire dal noto brano evangelico, come le masse, in fondo, siano alla ricerca, anzi abbiano necessità di un indirizzo, di un capo. Quella che viene spacciata per "volontà del popolo", in effetti è solo l'effetto della sua manipolazione.

Il popolo che gridava il crucifige! è il paradigma della massa manovrabile. Chi lo manovrò è il paradigma di coloro che, temendolo, a seconda delle circostanze oscillano tra la blandizia per manipolarlo e la forza per piegarlo ai propri fini.

   In effetti la questione posta da Zagrebelsky è tutt'altro che oziosa. Il potere appartiene realmente al Popolo? E a ben vedere è assai attuale. In un periodo in cui si ricomincia ad affacciarsi dai "balconi" e diviene assai concreta la possibilità di una svolta autoritaria, troviamo ne "Il «Crucifige!» e la democrazia" tutti gli spunti per rileggere ogni storia di potere in ogni epoca.

    Zagrebelsky inoltre affronta in questo testo numerose questioni correlate alla giustizia, il silenzio dell'innocente, il teatro della politica (per cui quello che si comunica al Popolo è solo un gioco delle parti prestabilito), la differenza tra individuo e massa.

   In effetti, sottolinea Zagrebelsky, la consultazione della folla avviene in un momento in cui è irrilevante il responso.

   L'ultimo elemento - e forse il più profondo - che mi ha scavato dentro tra quelli che ho trovato ne "Il «Crucifige!» e la democrazia" riguarda la problematica della pena di morte.

   Una volta uccisa una persona non si può dire "ho sbagliato". Quindi solo un organismo che si reputa infallibile può compiere atti irreversibili di questa portata.

   Ora, se lo Stato si arroga il diritto di privare un proprio cittadino della vita, questo si erge a Dio. Se lo fa a nome del Popolo, è il Popolo, che elegge i suoi rappresentanti che fanno le leggi, a venir elevato fino alla divinità.

Si può vedere proprio in questo un camuffamento e una prova evidente della strumentalizzazione. Si può affermare in generale che tutti coloro i quali santificano il popolo fanno così per poterlo usare; che tutte le volte in cui si dice: il popolo ha parlato – la questione è chiusa, si è in presenza di una concezione strumentale della democrazia.

   Da fine costituzionalista il professor Zagrebelsky conclude il testo raffrontando diversi modelli di democrazia e strutturando un'immagine ideale della stessa, che abbia come segno distintivo la mitezza.

   Le conclusioni purtroppo non vanno nella medesima direzione in quanto riconoscono l'inapplicabilità di un tale modello alle dinamiche attuali:

Nella politica, la mitezza, per non farsi irridere come imbecillità, deve essere una virtú reciproca. Se non lo è, ad un certo punto «prima della fine», bisogna rompere il silenzio e agire per cessare di subire.

         Gian Luca Pallai

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